Partite Iva, Iscro 2026 al via: come funziona la “cassa integrazione” degli autonomi

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Aperta la finestra Inps fino al 31 ottobre. Requisiti stringenti e un tasso di rifiuto che nel 2024 ha superato il 50%: ecco la guida completa su importi, paletti reddituali e novità per i liberi professionisti della Gestione Separata.

È partita il 15 giugno la corsa all’Iscro 2026 (Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa), l’ammortizzatore sociale introdotto in via sperimentale nel 2021 e reso strutturale dalla Legge di Bilancio 2024. C’è tempo fino al 31 ottobre per presentare la domanda all’Inps: una finestra di quattro mesi e mezzo che richiede tempestività, visti i complessi requisiti d’accesso.

Spesso ribattezzata come la “cassa integrazione delle partite Iva”, l’Iscro consiste in un sussidio mensile erogato per sei mesi ai liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata Inps che hanno registrato un drastico calo del fatturato.

Il paradosso dei numeri: un fondo inutilizzato

Nonostante l’importanza della misura, i dati ufficiali evidenziano un forte divario tra le risorse stanziate e i reali beneficiari. Nel 2024, a fronte di un gettito contributivo di circa 28 milioni di euro destinato al fondo, l’Inps ha erogato appena 3 milioni di euro.

Il motivo? Un imbuto burocratico e selettivo:

  • Domande presentate (2024): 3.276

  • Istanze respinte: 1.883 (oltre il 57%)

  • Istanze accolte: 1.110

A bloccare le richieste sono principalmente i requisiti di reddito troppo rigidi e i difetti formali di iscrizione alla previdenza. Su questo secondo punto, l’Inps ha parzialmente teso la mano ai contribuenti con il Messaggio n. 1129 del 31 marzo 2026: il diritto all’indennità non decade se il lavoratore ha versato regolarmente i contributi pur non avendo formalizzato l’iscrizione, a patto che quest’ultima venga regolarizzata.

I requisiti per l’accesso nel 2026

L’Iscro non si rivolge alla totalità dei lavoratori autonomi, ma esclusivamente ai professionisti iscritti in via esclusiva alla Gestione Separata Inps (restano quindi esclusi tutti gli iscritti alle casse professionali ordinistiche come Cassa Forense, Enpam, Inarcassa, ecc.).

Per accedere al beneficio nel 2026 occorre soddisfare contemporaneamente i seguenti criteri:

  1. Anzianità della Partita Iva: attiva da almeno tre anni alla data di presentazione della domanda.

  2. Il crollo del fatturato: il reddito da lavoro autonomo prodotto nel 2025 deve essere inferiore al 70% della media dei redditi ottenuti nel biennio 2023-2024.

  3. Il tetto massimo di reddito: il reddito del 2025 non deve comunque superare i 12.749,18 euro (soglia rivalutata annualmente su base Istat).

  4. Incompatibilità: non essere titolari di pensione diretta né percepire l’Assegno di Inclusione (AdI).

  5. Regolarità contributiva: essere in regola con i versamenti Durc/Inps.

Gli importi: quanto paga l’Inps

L’assegno viene corrisposto per 6 mensilità e l’importo è pari al 25% della media dei redditi da lavoro autonomo dichiarati nel biennio 2023-2024. La legge prevede comunque un “pavimento” e un “tetto” massimo rivalutati per l’anno corrente:

Parametro Iscro 2026 Importo mensile
Importo Minimo Garantito € 255,53
Importo Massimo Erogabile € 817,69

Il caso pratico: Un grafico freelance che ha dichiarato 12.000 euro nel 2023 e 10.000 euro nel 2024 ha una media biennale di 11.000 euro. Il 25% calcolato su base semestrale si traduce in un assegno di circa 458 euro al mese per 6 mesi.

Sul fronte fiscale, il sussidio concorre alla formazione del reddito ed è soggetto a una ritenuta d’acconto del 20%. La ritenuta non viene applicata esclusivamente ai professionisti che operano in Regime Forfettario.

Cause di esclusione e “regola del biennio”

I criteri di rigetto automatico sono ferrei. La norma prevede un principio di non ripetibilità a breve termine: non può fare domanda nel 2026 chi ha già beneficiato dell’Iscro nel 2024 o nel 2025, inclusi coloro a cui la misura è stata revocata in corso d’opera dopo aver incassato anche una sola mensilità.

Via libera, invece, per chi ha visto respinta la propria domanda negli anni precedenti o ha subito una revoca ex tunc (dall’origine) senza aver mai percepito alcuna somma.

Politiche attive: l’obbligo dei corsi formativi

Chi riceve l’Iscro entra automaticamente nel circuito delle politiche attive del lavoro. All’atto della domanda, il professionista autorizza l’Inps alla trasmissione dei dati alle Regioni e ai Centri per l’Impiego di competenza per l’avvio di percorsi di aggiornamento professionale.

È bene specificare che la mancata partecipazione ai corsi non comporta la perdita o la revoca del sussidio economico, ma rappresenta una misura di accompagnamento strutturata per favorire il reinserimento e il rilancio sul mercato del lavoratore autonomo in crisi.

Per maggiori informazioni, puoi contattare una delle nostre sedi provinciali CNA:
Pescara > 📞 +39 085 842 9457
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